CUNEO CRONACA - L'incontro alla Castiglia di Saluzzo con il giornalista Michele Smargiassi e il direttore artistico di CAMERA - Centro Italiano per la Fotografia, Walter Guadagnini, inserito nel Public Program della mostra “Elliott Erwitt. L’ideale fuggevole”, si è aperto con una proposta insolita: il giornalista ha invitato il pubblico a mettersi dall'altra parte dell'obiettivo e a farsi fotografare.

Di fronte a questa richiesta, con il telefono in mano e pronto a scattare, tutti hanno risposto con un sorriso amichevole. "Ormai", ha commentato Smargiassi, "non è più necessario nemmeno dire 'Say cheese', perché è automatico sorridere davanti a una fotocamera".

Ma non è sempre stato così. Infatti, mentre le immagini scorrevano alle spalle dei due esperti, venivano mostrati esempi storici in cui il sorriso era quasi assente nell'arte: solo ai saltimbanchi e a pochi altri era concesso, mentre le figure serie e autorevoli restavano impassibili.

"Perché allora adesso ridiamo?". Il giornalista risponde alla sua stessa domanda riportandoci a una data precisa: il 1888, anno della nascita della rivoluzionaria Kodak box. Semplice da usare ed economica, la Kodak box viene ben presto adottata dalle masse, dando vita alla moda della foto di famiglia. Così, improvvisamente, come conseguenza diretta dell'attività di marketing della Kodak, l'idea della fotografia si associa alla felicità familiare. "Dove c'è un sorriso c'è una Kodak e viceversa", dice Smargiassi.

"Le foto possono farci ridere?". Il giornalista cita due esempi di grandi pensatori che risponderebbero di no: Regis Debray, che affermava "La foto ha troppo cuore per avere spirito", e Roland Barthes, secondo cui "La fotografia singola è assai di rado (cioè assai difficilmente) comica".

Il grande Elliott Erwitt, all'anagrafe Elio Romano Erwitz (di origine ebraica), evidentemente non la pensava così. Smargiassi, prima di farci immergere nel mondo fotografico di Erwitt, condivide degli aneddoti interessanti che fanno comprendere meglio la personalità dell'artista, come il curioso bastone, progettato personalmente da Erwitt, accessoriato di trombetta e fanalino, con cui amava passeggiare, oppure la difficoltà dei giornalisti nello scucirgli un'intervista in quanto persona estremamente schiva.

Come spiega Smargiassi, Erwitt è conosciuto a livello mondiale per i suoi scatti umoristici, soprattutto quelli che ritraggono i cani (perché “a Manhattan è più facile fotografare i cani degli elefanti"), ma nella sua vita ha realizzato fotografie anche molto serie. E' stato, infatti, un gigante del report fotogiornalistico, realizzando scatti diventati iconici. Smargiassi ci mostra alcuni esempi, come la famosissima foto che immortala Nixon con il dito puntato contro il petto di Krusciov a Mosca nel 1959.

Abbiamo poi osservato alcuni degli scatti più celebri di Erwitt, che indubbiamente conosceva perfettamente i meccanismi della risata visuale, non facile da ottenere. Le sue foto si caratterizzano, oltre che per la loro genialità compositiva, anche per l'assurdo, la similitudine, lo spaesamento, la sorpresa, la ripetizione, la specularità, il sarcasmo, la sparizione, l'incongruo, il chiasmo.

Smargiassi fa scorrere le foto senza indugiare in troppi commenti, perché "così come le barzellette, anche le foto comiche spiegate non fanno ridere. Come sosteneva Freud, il motto di spirito è quello che collega due situazioni molto diverse con una scintilla improvvisa, una scorciatoia che ci evita il lungo ragionamento". Dalle risate in sala scaturite dal passaggio delle immagini possiamo sicuramente affermare che le foto di Erwitt hanno il potere di suscitare reazioni immediate.

Quale è la differenza tra comico e ridicolo? Smargiassi ci presenta un altro celebre fotoreporter britannico, Martin Parr, conosciuto per il suo stile asciutto e diretto. Una delle foto in cui è maggiormente chiaro il suo intento critico verso l'umanità è quella scattata nel 1990 in Piazza del Duomo a Pisa. Martin Parr immortala i turisti davanti agli obiettivi mentre fingono di sorreggere la Torre Pendente. Dal suo punto di vista, questa diventa una scena surreale, facendo sembrare che le persone stiano praticando arti marziali.

Per capire quindi la differenza tra comico e ridicolo, basterebbe confrontare le foto di Elliott Erwitt (ridere con le foto) e di Martin Parr (ridere delle foto). "Il ridicolo è il comico quando non sa di esserlo, il ridicolo è una punizione sociale" dice il giornalista.

Smargiassi sostiene che oggi la fotografia penda più verso il ridicolo che verso il comico, poiché si è disposti a fare la parte dei buffoni pur di emergere dalla massa.

Ringraziamo Elliott Erwitt per averci suggerito di non disperdere la possibilità di ridere con le fotografie, che esse siano rubate, costruite o attese (anche se continuerà sempre a piacerci pensare al fotografo come a un cercatore fortunato).

Agnese Rabagliati