FIORELLA AVALLE NEMOLIS - "Sii dolce con me. Sii gentile. E' breve il tempo che resta. Poi saremo scie luminosissime". (Mariangela Gualtieri). Questi pochi versi introducono un argomento delicato: lo spirito che ha dato vita all'associazione di volontariato albese "Ho Cura", che si occupa di cure palliative.

La dott.ssa Mavi Oddero è nel mio studio, sulla poltrona verde, lo stesso colore della speranza che ci prospetta riguardo alle cure palliative, riconosciute come un diritto del malato, di cui pochi sono a conoscenza.

Qual è il significato della parola palliativo?

“Deriva da pallium, un mantello come quello di San Martino che donò al vecchio povero, infreddolito e malato. Le cure palliative, come un mantello, avvolgono di cura il malato non più guaribile e i suoi familiari, mediante la prima fondamentale terapia, quella antalgica, contro il dolore, a cui si affianca la cura psicologica, da non sottovalutare, perché allevia il malato anche dall'intenso dolore che provoca la sensazione di abbandono e la straziante consapevolezza di una fine certa, a cui si aggiunge anche la perdita del proprio ruolo.

Un esempio?

“L'ho vissuta personalmente quando sono passata dal ruolo di primario di Medicina Interna all'ex ospedale di Alba a quello di paziente oncologica. Un drammatico passaggio da una parte all'altra di un ponte piuttosto in discesa. La relazione tra medico e paziente è asimmetrica, poiché quest'ultimo, in posizione subordinata, deve affidarsi al medico. Il dolore psicologico tocca anche l'affettività, perché il paziente oncologico rappresenta la malattia che evoca paura e, di conseguenza, spinge istintivamente le persone ad allontanarsi. L'ho riscontrato con amici, e persino con colleghi che durante le cure incrociavo in ospedale. Ormai ero percepita solo più come paziente oncologica”.

Quindi la riflessione sulla tua esperienza di paziente a rischio di vita è stata la motivazione per dare vita all'associazione. In che modo l'hai concepita?

""Ho Cura" è nata anche grazie all'incontro nel reparto oncologico con Rosella Berchialla, prima ispiratrice del progetto che abbiamo messo a punto condividendo le sedute di chemioterapia. Dopo riflessioni approfondite su temi psicologici, filosofici e spirituali, abbiamo formato un gruppo di 12 persone – numero simbolico che richiama quello degli apostoli - e insieme abbiamo fondato l'associazione”.

"Ho Cura" di cosa si occupa esattamente?

"Nel nostro statuto abbiamo due missioni: quella fondamentale è di informare le persone in cosa consistono le cure palliative e che ne hanno pieno diritto, perché lo stabilisce la legge n.38 entrata in vigore il 3 aprile 2010, e di sollecitare le istituzioni affinché le promuovano e le rendano operative nei confronti dei pazienti. La seconda missione consiste nell'assistenza diretta ai pazienti con patologie non più guaribili, nel tratto terminale della loro vita, che siano a domicilio, o all' Hospice di Bra, o in una RSA. E' proprio in questa fase che è fondamentale non abbandonare, ma intervenire e assistere il paziente e la sua famiglia. In pratica "Ho Cura" attraverso i propri volontari offre assistenza, presenza, talvolta anche solo silenzio. Molti pazienti non ricevono visite, perché non hanno parenti e sono abbandonati. Noi, come volontari, assieme all'associazione LILT di Bra (Lega italiana per lotta contro i tumori) siamo presenti tutti i giorni, mattina e pomeriggio, a Bra e al CAVS (Casa della salute ) di Canale, solo col turno mattutino".

Cosa diresti a una persona interessata a fare parte della vostra associazione?

“Quando usciamo dai luoghi di assistenza, che siano l'Hospice, il domicilio dei pazienti, o una struttura dedicata, ci pervade una sensazione di pienezza d'animo, di leggerezza e di gratitudine per la nostra salute, a cui segue una riflessione sul senso della vita. Le persone in fin di vita, quando sono libere dal dolore fisico, desiderano raccontare e condividere con noi le tappe della propria esistenza; sono un arricchimento umano che ci induce a riscoprire ciò che davvero conta, eliminando il superfluo e apprezzando il vero valore delle cose".

Sei religiosa?

“Sono cristiana credente e persuasa che la vita dopo la morte continui sotto un'altra forma, perché l'energia non si disperde nell'universo".

Neanche per un attimo ho distolto lo sguardo dagli occhi magnetici di Mavi Oddero, che più delle parole, raccontavano tanta sofferenza, ma anche tanta gioia nell'alleviare il dolore altrui.

Fiorella Avalle Nemolis